La burrata

L’invenzione della burrata si fa risalire agli anni ’50 in un’antica masseria di Andria, grazie a Lorenzo Bianchino. Non potendo portare il latte munto in città, a causa di una forte nevicata, e dovendo comunque trasformarlo usando la crema che affiorava nel procedimento, il Bianchino si ingegnò: mescolò insieme i residui della lavorazione della pasta filata con della panna avvolgendo il tutto in un involucro, pure fatto di pasta filata, dando vita così alla burrata, il cui nome richiama il sapore del ripieno: burroso e ricco.

La lavorazione di questo prodotto è esclusivamente fatta a mano, il che lo rende ‘originale’.

Ricca di potassio e fosforo, è ottima fonte di calcio, vitamina E (utile contro l’invecchiamento cellulare), B2 (importante per combattere i disturbi legati a muscoli e sistema nervoso), vitamina A (fondamentale per mantenere in buona salute gli organi visivi) e vitamina D, conosciuta anche con il nome della vitamina del sole.

Sicuramente alimento ‘ricco’, in una dieta sana, può essere un momento di puro piacere e delizia per il palato.

Fino a non molto tempo fa, ogni burrata veniva avvolta in foglie di asfodelo, pianta spontanea delle Murge che le conferiva anche una nota aromatica. Oggi raramente la si trova in questo “packaging vegetale”, utile anche a segnalare la freschezza del prodotto: il formaggio, infatti poteva essere consumato finché non sfiorivano le foglie.